“Ci si abitua anche a convivere con il dolore e ad amarlo”… parla Giulia, figlia di Ottaviano Augusto, un padre che a causa delle congiure tramate dalla moglie Livia, donna ruffiana e doppiogiochista, mette sul proprio cuore una carcassa di indifferenza che lo induce a punire ingiustamente l’amata figlia.
Giulia, donna fiduciosa ma con il cuore spezzato in due, supplica il padre illudendosi che non tutto sia perduto… è fanciulla sensibile, bella, forte, intelligente, colta… ma la sua vita somiglia al colore del mare che è mutevole, a tratti con tonalità turchesi come certe pietre proveniente dall’India venate d’oro, per diventare all’improvviso più oscuro come il lapislazzulo. Un destino, quello di Giulia, insidioso e adorno di due opposte nature, una limpida e trasparente e l’altra grigia perché minacciata dalla mostruosa natura di taluni esseri umani.
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La vita è sempre e comunque un regalo, è questo il messaggio dell’autore: vivere felici di ciò che siamo, perché siamo tantissimo e dei nostri microcosmi usiamo pochissimo, perché purtroppo ne siamo ignari, a meno che la fatalità non ci incanali verso nuove e diverse ‘opportunità’ da afferrare a scatola chiusa.
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La solitudine è un qualcosa che, se l’hai vissuta, ti entra nel sangue fino a far parte del tuo stesso essere…. qualcosa di cui non riesci a liberarti mai del tutto ma che rimane sopita in qualche angolo dentro di te a segnare in qualche modo tutta la tua vita.
Con la solitudine si instaura un rapporto conflittuale di odio-amore, per cui anche se fai di tutto per fuggirne via, ti accorgi che non puoi farne a meno ed ogni tanto ti lasci cullare dalla sua rassicurante cappa protettiva… in fondo quando sei solo non hai nulla da cui doverti difendere, nessuno con cui doverti confrontare…
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Se una persona ci viene a mancare, ci si ritrova sommersi da dolore, con un corpo ossidato dai ricordi che sovraffollano la mente e che fanno più male di una spina nel cuore. I ricordi… vana illusione di poter trattenere chi ci ha abbandonato …
Da dove ricominciamo per dare una forma alla nostra vita?
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Posted by Patrizia Andriola on ago 29, 2010 in Romanzi | 1 comment
“Acciaio”: un racconto di vite infernali sospese tra la speranza per un futuro migliore e la consapevolezza di un destino al quale è difficile sfuggire. Siamo in Val di Cornia, a Piombino, Via Stalingrado. Tra le colline del metallo, dove la vita e la morte si urlano contro. Una terra dove non è affatto bello vivere, che rappresenta la porta verso una vita disgraziata, dove si è costretti a scegliere tra la strada o il lavoro che ti fa colare sudore e sangue alle acciaierie della Lucchini. Un luogo umiliato da una fasulla produttività il cui unico frutto è l’imbarbarimento delle anime.
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Cambiano i tempi, ma il quesito rimane: “Perché gli uomini sono fissati con il sesso… e le donne sognano l’amore”? I coniugi Allan & Barbara Pease, nel loro ultimo libro, svelano i perché delle diverse esigenze delle due metà del cielo, quasi tutte condensate nell’interrogativo appena citato, che è pure titolo di questo simpatico manuale per donne e uomini che, per ragioni chimiche, pare siano destinati a non incontrarsi mai! A meno che entrambi non riescano a soddisfare le reciproche esigenze primordiali.
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